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Solo fibre veloci che diventano lente? Una valutazione dei parametri del mezzofondista

 

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Naturalmente evitando come la peste l'atletica leggera e le sue discipline di mezzofondo, oggi discutiamo di come, nel corso della mia vita professionale, ci siamo orientati  con gli allenatori con cui ho collaborato nei diversi sport di mezzofondo.

La prima cosa importante quando ci si rapporta ad un allenatore è osservare e studiare quello che lui fa e nel contempo cercare di capire quali sono i suoi dubbi e le sue necessità, ad esempio di valutazione. Gli allenatori hanno formazioni non omogenee, e ci può essere qualcuno che magari non ha delle conoscenze approfondite su determinati argomenti: di solito chi vuol fare bella figura allora inizia a parlare solo di quello scavando un solco incolmabile con l'allenatore ed il rapporto finisce. Oppure subito si arriva e da saccenti si propongono soluzioni non richieste su argomenti scarsamente conosciuti.

Naturalmente anch'io ho fatto i miei errori come tutti, sbagliando rapporti sin dall'inizio, ma nel corso del tempo sono riuscito a capire un po' meglio come fare. Studiare i modelli è fondamentale, se avete in testa uno sport solo, aprite il cervello e cercate di capire che ci sono sport e discipline diverse, in cui la metodologia vi dà solo una base, ma tutto deve essere adattato.

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Fibre veloci che diventano lente: chiacchiere da bar (3a parte)

 

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Riprendiamo il discorso su ciò che ci ha portato fuori strada per molti anni e cioè concepire l'allenamento (come volevano i medici) come una semplice una variazione microscopica della struttura delle nostre fibre, tra l'altro indipendente da tutto ciò che riguarda il controllo motorio. Ritorniamo quindi a parlare di forza resistente in questo caso ma con riferimento specifico, non come fanno quegli imbecilli che credono che con un circuit training possa essere sviluppata questa caratteristica negli sport specifici quando invece è solo per il fitness. Parliamo quindi di forza resistente e specifica per gli sport di RBd e RMd (resistenza di breve e media durata).

Volutamente non parlo di corsa, ma parlerò di ciclismo, canoa e canottaggio, come si valuta questa caratteristica essenziale per questi sport, e poi vi darò qualche spunto per come allenarla e anche soprattutto per come selezionare i soggetti più adatti o più allenabili a questa prestazione (anche nella prossima puntata).

È un mese che non parliamo di calcio, qualcuno è in astinenza?? Comunicatemelo che magari faccio intercalare un altro audiovideo su parametri del calcio prima della 4a parte sulle fibre, che mi rendo conto non è di facile digestione. Anche se suggerisco a quelli che allenano il calcio di leggere questo argomento, gli dico anche di non usare queste informazioni per allenare il calcio; la forza resistente nel calcio non esiste, così come nel calcio non si usano gli esercizi delle alzate olimpiche perché sono tutte bipodaliche e quindi non serve che nessuno ve le insegni, vi bastano pochi elementi da rilevare nella pesistica adattata, molto semplice e con elementi più adattabili al calcio, ne trovate a chili in questo blog.

Non portate il cervello all'ammasso e non fate diventare importante chi non lo è e non può proprio aiutarvi, anzi non gliene frega niente di aiutarvi ma cerca visibilità.

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Ma le fibre veloci possono diventare lente? Chiacchere da bar (2a parte)

 

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Alla fine tutti parlano sempre di fisiologia e si dimenticano poi di dare dei criteri metodologici per l'allenamento. L'idea di mettersi il camice e scimmiottare i fisiologi è veramente una necessità intrinseca soprattutto per chi poi non ha basi e pratica metodologica. Chi non ha lavorato sul campo ma solo in laboratorio poi si vede subito, bisogna essere in grado di raccogliere dei dati ma sulla propria esperienza, altrimenti si vive la vita di un altro.

Detto questo oggi è la parte più dura, dobbiamo analizzare un confronto tra canottieri quando vanno in gara e come modificano i parametri della remata quando sono in allenamento a bassa frequenza di colpi. Qui è l'essenza del problema per avere più chiaro quale metodologia applicare in funzione della tecnica. I termini usati non saranno di tutti i giorni per molti, ma vi invito ad essere pazienti, quello che alla fine verrà fuori da tutto questo riguarda proprio - solo ed essenzialmente - l'allenamento, visto da una prospettiva integrata tra tecnica, intensità più basse e principi fisiologici.

Quindi il passaggio tra fibre veloci a lente è importante, ma legato ad altri aspetti ancora più decisivi, come la corretta riproposizione in allenamento di alcuni elementi chiave del gesto gara, che in certe situazioni non è dovuta alla forza applicata (in questo caso al remo). Non basta un remoergometro per essere ottimi canottieri...

 

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Ma le fibre veloci possono diventare lente con l’allenamento aerobico? Chiacchere da bar! (1a parte)

 

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Naturalmente ho esagerato, non voglio ridurre un evento fisiologico di un certo interesse ad una chiacchera da bar, ma vorrei ridurre di molto il peso di certe ossessioni che spesso ci portiamo dentro i criteri e le metodologie dell'allenamento. Se crediamo che tale mutazione possibile sia il fulcro principale e l'obiettivo dei nostri sistemi di allenamento, secondo me siamo del tutto fuori strada.

Intendiamoci, sicuramente in età giovanile - diciamo dai 14 ai 18 anni (un po' prima e per meno tempo per le donne) - possono avere una discreta importanza certe variazioni insite nel muscolo, così come il testosterone endogeno che tende a fenotipizzare meglio le fibre veloci, ma dopo dobbiamo dare un peso maggiore agli aspetti tecnici del gesto.

Finalmente (per qualcuno... ) non parlerò di calcio, ma mi avventurerò in un'analisi di uno sport come il canottaggio che si presta perfettamente a farci meglio comprendere quanto sia importante il controllo della tecnica rispetto al pur importante controllo fisiologico. E soprattutto al primato della tecnica sulla fisiologia, che deve essere utilizzata solo dopo aver chiarito le problematiche del gesto in allenamento.

Questa non sarà una spiegazione breve, ci vorranno 3-4 audiovideo, perché bisogna toccare molti punti, ma ci aiuterà anche a capire che parlare di impegno aerobico per il muscolo anche nei lavori ciclici è una pura finzione, in quanto tutte le azioni muscolari in tutti gli sport sono con un impegno delle fibre "bianche" e quindi con carburante anaerobico.

Suggerisco anche ai calciofili di provare a leggere queste mie considerazioni, spero ben corroborate da numeri ed immagini, perché a volte gli sport singoli e ciclici ci possono aiutare meglio a capire come funziona il nostro corpo e quindi come allenarlo meglio avendo sempre presente il modello prestativo non solo fisiologico, ma anche e soprattutto biomeccanico.

Naturalmente la questione posta da Polesello sulla tipizzazione delle fibre da allenamento "aerobico" rimane valida, ma la lasciamo volentieri ai topi da laboratorio che da 40 anni sfornano versioni contrastanti del problema; credo e spero di aggiungere molti punti di riflessione tanto da mandare in secondo piano questa questione che per anni ha ammorbato anche la mia generazione così come lo splitting delle fibre.

Ciò è accaduto perché la metodologia dell'allenamento importata in Italia dalla Scuola dello Sport e dai suoi responsabili legati a correnti ideologiche e partiti politici, è sempre stata orientata unilateralmente alla fisiologia mettendo assolutamente in disparte le problematiche della tecnica e del conseguente costo energetico, sostituite da quella cretinata - per lo sport d'elite - delle capacità coordinative generali che servono solo ad allenare i bambini e non certo gli atleti di livello. Questo errore l'ho fatto anch'io per molti anni ma NON È MAI TROPPO TARDI PER RICREDERSI.

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Andamento della prestazione fisica e dei suoi parametri di squadra durante l’anno di campionato (3a parte)

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La rivista Scienza & Sport, visto che vivo in campagna mi arriva con molto ritardo: venerdì scorso ho raccolto la preziosa pubblicazione giunta al n.24 e ho puntato qualche articolo, non tutti per carità; ho visto un articolo sulla video match analisi (lo dico all'italiana perche non mi ricordo mai dove cazzo va messa la y!!!) e mi sono precipitato a leggerlo.

L'autore Agostino Tibaudi debbo dire che lo avevo apprezzato per alcuni suoi spunti di riflessione sui Cambi di Direzione che in nuce contenevano degli elementi interessanti e innovativi anche per l'allenamento. Mi sembrava un attento osservatore fuori dai pregiudizi, tanto che citava anche nei suoi vecchi lavori qualche cosa che avevo quantizzato anch'io su questo argomento e lo avevo visto ad un nostro seminario sulla forza funzionale del calcio.

Quando ho letto i contenuti della VMA (sigla tanto per fare un po' di confusione) mi sono cadute veramente le braccia per lui, ma debbo dire che dopo qualche minuto di scoramento per la poverta dell'esposizione, mi sono anche consolato valutando che ci sono circa 3 anni di ritardo con quello che sto studiando. Meglio così.

Per un lettore superficiale sottolineo alcune cosette:

a) ancora un'analisi sulle distanze e ancor più sugli sprint oltre 20-25 km/h, infatti è citato ancora Di Salvo in bibliografia quando quel lavoro andrebbe stracciato;

b) esistono CdD maggiori di 100 gradi a oltre 21 km/h? spero sia un refuso... se non ricordo male si fa fatica a trovarne uno a 14-15 km/h perché ahimè bisogna frenare per cambiare direzione a quegli angoli;

c) ancora la suddivisione sulle accelerazioni in valore assoluto quando, ripeto, se accelero a 2m/s^2 sto quasi al massimo se sto a 12-14 km/h, mentre se sto fermo l'accelerazione è modestissima;

d) il microciclo settimanale descrittivo con il lavoro del GPS con il maggior giorno di carico del martedì con la partita la domenica???

e) una ricerca di una cosa impossibile: il legame tra il gol segnato e la prestazione fisica, ma nessun accenno alle reiterazioni. Forse io non sono in grado di capire, ma gli indici di efficienza fisica e di performance sono un po' renziani.

f) una bibliografia che oltre a citare i soliti noti (per dovere di ospitalità!) che ancora non hanno ben capito cos'è la potenza metabolica, è ferma a 4 anni fa;

Sono tornato indietro perché mi sono detto, forse è la prima parte di una serie di articoli su questo argomento, ed invece no, argomento secco.

Beh, visto che da poco su questa rivista hanno pubblicato uno studio pilota sui GPS senza la potenza e sulla match analisi, e il livello è questo, posso anche smettere di fare audiovideo per tre anni circa e voi avete tutto il tempo per leggerli e studiarli ed essere all'avanguardia sul modello prestativo del calcio in molte variabili fisiche, tecniche e tattiche.

Con questo di oggi assolutamente dedicato solo ai sottoscrittori termino la parte riguardante l'andamento durante l'anno dei diversi parametri della videoanalisi che ci danno una interpretazione dello stato di condizione della nostra squadra, non più legato solo ai parametri fisici ma anche a quelli tecnico-tattici che lancia l'ormai ex preparatore fisico in una dimensione molto più tecnico-tattica, con un notevole ampliamento delle sue potenzialità metodologiche e non più legate genericamente al fitness del calciatore.

Faccio mea culpa, ho assolutamente tradito il titolo, perché pensavo di parlare anche di andamento individuale ma rimando a qualche successivo audiovideo questo argomento, anch'esso secondo me molto importante e foriero di cambiamenti nella strategia valutativa del singolo.