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L’evoluzione dei test di salto: 2a parte

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Mentre stavo per registrare l'audiovideo ieri, mi sono accorto che non avevo mai fatto dei conti su tutta quella marea di dati che ho raccolto nel corso della mia vita di valutazione funzionale, PER CIÒ CHE RIGUARDA GLI ANGOLI DI PIEGAMENTO IN RAPPORTO ALL'ALTEZZA DI SALTO. Quindi, ho dovuto sospendere, perché come al solito la curiosità l'ha fatta da padrone e non ho resistito. Ho passato circa una giornata a fare dei calcoli che debbo dire mi sono sembrati utili, per il fatto che ho tirato fuori dei dati interessanti. Intendiamoci, niente che non abbia già visto e compreso, ma come al solito, i dati non fanno altro che spiegare l'esistente però ti danno l'opportunità di farlo leggere anche agli altri in maniera abbastanza oggettiva. Chi sa solo far girare i dati ma non ha competenza sull'allenamento, chi si occupa di indici statistici sofisticati, di problemi di costrutto etc, non ha tempo per sporcarsi le mani, ma non ha certo la capacità di un allenatore di interpretare i fenomeni molto prima che arrivino i numeri a spiegare quello che ha già compreso da tempo. Continua a leggere L’evoluzione dei test di salto: 2a parte

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Allenamento “in piedi” ed effetto sulla leg extension

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Nell'ambito della nostra saga sulla leg extension, oggi affrontiamo quali sono gli effetti del lavoro sulla forza del quadricipite "in piedi", quindi quello del lavoro unicamente di squat e affini (monopodalico e bipodalico) unito all'attività tecnica.

Voglio insistere su una cosa, l'unico motivo per cui può esistere negli sport di squadra l'uso di tale attrezzo, sta appunto nel poter verificare quant'è l'effetto che ho sul quadricipite da un determinato lavoro nelle diverse espressioni di forza che chiaramente deve avere aspetti funzionali al gioco. È totalmente privo di senso svolgere azioni di valutazioni su questa macchina idiota per determinare se un soggetto ha delle carenze tra i due lati se poi queste vogliono essere colmate con un lavoro su di essa, visto che come oramai sappiamo con certezza - ed in parte quest'audiovideo ve lo confermerà - che il lavoro "in piedi", ci garantisce un miglioramento di questo gap.
Non crediamo se non vediamo, bene, basta dotarsi di un modesto strain gauge isometrico per capire che migliorare il movimento ci aumenta la forza del quadricipite, mentre aumentare solo la forza del quadricipite non ci comporta un miglioramento nel movimento!!! Continua a leggere Allenamento “in piedi” ed effetto sulla leg extension

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Migliora la forza o la coordinazione? Un esperimento su spinte con bilancieri e manubri (Cipriani Colli)

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Lascio libero per tutti questo audiovideo (il PDF invece è solo per i sottoscrittori che invito ad effettuare il Login cliccando in alto a destra e seguenedo la procedura) perché penso che scatenerà molte riflessioni e quindi vediamo i commenti anche degli altri.
Mi rendo conto che questo argomento sarà indigesto a molti, che molti cercheranno disperatamente gli errori procedurali nell'esperimento svolto dal nostro gruppo con in testa Marcello Cipriani (del tutto scomparso sul blog… ), ma molti si dovranno rassegnare a ricordarsi quello che già oltre 30 anni fa Thorstensson aveva individuato in un semplice ma magistrale lavoro: se ti alleni allo squat, trovi miglioramenti nello squat ma non nella pressa e viceversa se ti alleni alla pressa ritrovi miglioramenti nella pressa e non nello squat. Continua a leggere Migliora la forza o la coordinazione? Un esperimento su spinte con bilancieri e manubri (Cipriani Colli)

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Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione

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Oggi rientro nell'ambito della classificazione della forza e cercherò di fornire il mio contributo su un'altra espressione di forza: la Forza Dinamica Massima (FDM). Su questo, nel numero 9 della rivista Scienza e Sport c'è un articolo a firma di Silvaggi e Alberti (che conosco e reputo persone per bene) e Garufi che invece non conosco personalmente. Ad un certo punto gli autori affermano a pag 51 che la forza massimale si può definire come la capacità di sviluppare forza senza possibilità di modulare la velocità di esecuzione, riprendendo qui un concetto errato proposto da Bosco: sappiamo tutti che fino al 90-95% 1RM sono comunque in grado di modulare la velocità esecutiva (basta fare una prova con un encoder lineare) e solo con carichi molto prossimi al 100% non la moduliamo. Secondo loro quindi, con un carico dell'85% 1RM non si può modulare la forza, chiedetelo ai culturisti che ne fanno il loro pane quotidiano. La FDM è - sempre secondo loro - la capacità di sviluppare forza con la possibilità di modulare l'esecuzione (Bosco erroneamente dava questa indicazione con carichi inferiori all '85% 1RM e basta avere un encoder per vedere che si sbagliava). Continua a leggere Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione

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Intermittente nel volley: qualche video per esemplificare

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Oggi tutti filmati e niente grafici: vi facciamo vedere, a conclusione dell'articolo di Sergio Machella e mio sul modello di prestazione della pallavolo femminile, qualcuna delle nostre proposte di lavoro intermittente specifico per il volley, anche provando a collocarlo in tempi diversi (durante la preparazione e durante il campionato). Non so se la qualità del video sarà tale da vedere tutto con chiarezza, ma spero che le spiegazioni vi aiutino come al solito non a copiare pedissequamente, ma a trovare soluzioni sicuramente più intelligenti delle nostre, che sono il furtto di qualche anno di attività, di prove, errori e miglioramenti. E anche per capire che si può tenere alto il metabolismo aerobico senza la corsa continua, ma sviluppando movimenti con alte accelerazioni e decelerazioni che abbiano anche un riferimento tecnico, giocando sui recuperi. Credo che troverete delle concordanze anche per il lavoro sul basket, naturalmente svolto con tipologie di spostamenti differenti.