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Navetta 20+20 max e sprint su 20 m: il ruolo indipendente del cambio di senso (1a parte di Dario Pompa)

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Dopo l'ottimo audiovideo di Basile che ci ha dimostrato alcuni aspetti interessanti nella costruzione del microciclo settimanale (e ci deve molte risposte quando tornerà dalle vacanze!!!), sia di quanto non bisogna fidarsi dei risultati di studi internazionali - che spesso ci depistano per la scarsa attenzione che viene data a come sono organizzati gli allenamenti - ecco qui una nuova tesi di Dario Pompa infaticabile, che dopo aver girato mezza Europa - per spesso accorgersi che lui invece è già più avanti di molti altri - ci presenta un qualcosa di molto utile, e cioè un confronto tra gli sprint e le navette su 20 metri.
In questo studio risalta in maniera chiara ed inequivocabile, e conferma alcuni dati presenti anche nel libro di Tibaudi, che la forza esplosiva, le misure antropometriche, la velocità, poco hanno a che fare sulla capacità del soggetto di frenare e ripartire.
Aggiungo un paio di cose: la prima riguarda la mia conoscenza dell'Impact Factor (IF) e dello Science Citation Index (SCI) che risale a circa il 1982, quando conobbi Bosco ad un seminario organizzato dalla SdS, e caso particolare era interessante sentirlo parlare a bassa voce (era da poco tornato dalla Finlandia). Sicuramente IF e SCI erano molto più veritieri 30 anni fa di quanto lo sono adesso, sputtanati dalle camarille che si creano gruppi di pseudoscienziati che a volte sono scrittori di articoli, altre volte referees, con il risultato che si sa già all'interno delle riviste quali sono i lavori da far passare ed in quali riviste si hanno amici.
Questa, attenzione, non è una pratica solo italiana, ma diffusa in tutto il mondo e quindi si è oramai inflazionato qualsiasi indice per determinare la qualità dello scienziato: quindi non fateci ridere please!!!
Il pallino torni agli utenti, e soprattutto descriviamo molto meglio quali sono le tipologie di allenamento usate invece che di sbrodolarsi su indici statistici incomprensibili. Lasciamo agli sports scientists fasulli le loro seghe mentali sulla statistica avanzata, che capiscono solo loro e serve per fare bella figura con qualche scienziato influente americano, grande ras della cultura scientifico-sportiva. Questa è l'evidenza!! Quando uscirete dall'età jurassica dell'allenamento potrete parlare, altrimenti scrivete e basta, fate più bella figura!!!

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Il carico nel microciclo agonistico: 2a parte di Matteo Basile

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Oggi proponiamo due video per problemi tecnici che sono la seconda parte della tesi di Matteo Basile al Master di Pisa sul calcio, dove si focalizza l'attenzione sul microciclo settimanale e su come esso viene vissuto, a livello di carico interno ed esterno, da parte del giocatore.
Credo che sia un'assoluta novità l'intrecciarsi di questi due parametri calcolati con la potenza metabolica da GPS 10hz(carico esterno) e sRPE (carico interno).
E si nota anche come la FC perda di qualità e sia scarsamente indicatrice solo del carico esterno.
Ma non perdetevi questo audiovideo, sperando che non ci siano i problemi di non sincronizzazione dell'audio con il video, io ho provato e sembra a posto; spero che non succeda qualcosa in corso d'opera.
Naturalmente, come già accennato la volta scorsa, la didattica al master di Pisa è stata buttata nel cesso, nel senso che dopo la lezione ex catedra e il mancato impegno dei docenti nel tutorare le tesi dei corsisti (soprattutto quelli più vicini a me) - ma allora perché la chiedono?? - è venuta a mancare la loro presenza anche alla sessione d'esame, dove i ragazzi sono stati ascoltati da docenti sicuramente preparati come la Nicolini e Buongiorni dell'atletica leggera ed il direttore del corso Prof. Gesi, ma che hanno un'esperienza che con il calcio c'entra poco. I docenti sono riusciti anche a tener viva la discussione, ma si dovrebbero vergognare gli altri docenti che almeno a turno dovevano dare una soddisfazione di presenza ai notevoli sforzi economici e culturali di questi ragazzi.
Come si dice a Roma: "ARIDATEJE LI SORDI!!!".

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Parametri di controllo del carico nell’allenamento calcistico: 1a parte di Matteo Basile

[wpvideo CA8nQed3 w=400] Ho modificato la compressione dell'audiovideo con un altro programma e sembra che adesso audio e video siano in perfetta sincronia: chiedo scusa ai lettori e all'autore, spero sia stata una casualità, grazie a tutti coloro che mi hanno avvisato

Oggi presentiamo la 1a parte della tesi svolta al Master di Pisa sul calcio da parte di Matteo Basile, preparatore atletico professionista quest’anno al Marino di serie D lega dilettanti e vicepresidente AIPAC Lazio.
Fa parte di quelle tesi che hanno all’interno racchiuso sia il pragmatismo di chi lavora quotidianamente sul campo, ma anche la volontà di misurare sempre e meglio quello che viene svolto in allenamento, sia in termini di carico proposto (esterno), che in termini di carico percepito dal giocatore. È infatti importante ricordarsi che il giocatore di sport di squadra ha - a differenza di altri sport prestativi individuali - una gara a settimana, e in funzione di quella deve allenarsi. Quindi Matteo ha cercato di mettere in relazione sostanzialmente tre parametri del carico: la potenza metabolica (e conseguentemente il calcolo del lavoro sviluppato), la frequenza cardiaca ed il calcolo del carico dalle formule di Bannister ed Edwards, e le session-RPE nella sua squadra e nel suo allenamento quotidiano. Son venute fuori già in questa prima parte alcune cose interessanti e, guardacaso, discordanti dai parametri raccolti in letteratura, che vengono da Matteo con molta precisione confrontati anche entrando nel merito degli allenamenti degli esperimenti degli altri. Naturalmente un po' di polemica non guasta mai, dopo aver pagato circa 3000 euro di iscrizione, speso altrettanti soldi per viaggi e pernotti per sentire molte cose già conosciute e dette, nessuno dei docenti di questo master si è dichiarato disponibile a fare da tutor per questa tesi (e come per lui anche altri frequentatori paganti) per indisponibilità di tempo, anche se era obbligatorio presentare una tesi con un tutor docente del master. È veramente strano che proprio quando la cosa diventa interattiva con il discente, e dove il discente deve sintetizzare tutte le nozioni che ha avuto impartite ex catedra - anche con parecchia presunzione dai docenti stessi - l’allievo si ritrovi da solo ad affrontare quella che è la parte più importante dal punto di vista didattico del percorso di un qualsiasi master (fatto quindi da soggetti che hanno già qualche anno di attività alle spalle). La metodologia della ricerca non la si insegna con lezioni teoriche, ma entrando nel dettaglio in ogni nuova situazione che va misurata nel nostro lavoro. A tal fine voglio ringraziare il prof. Roberto Sassi, che pur coinvolto marginalmente nel Master, in nome della nostra stima reciproca, ha acconsentito di mettere il suo nome sulle tesi, fermo restando che fossi io a fornire un aiuto ai ragazzi per svilupparla.
Debbo quindi dire che è stato molto avvincente per me rituffarmi in questa situazione di sviluppo tesi sia con lui che con Dario Pompa e con Stefano Crepaz, che avevo lasciato circa 2 anni fa. E debbo dire che è sempre entusiasmante vedere come da numeri aggrovigliati i candidati sono in grado, magari con un piccolo aiuto, di sviluppare vere e proprie ricerche che hanno un'utilità pratica notevolissima, che a mio avviso è giusto diffondere via internet e non attraverso i polverosi, contorti e poco chiari canali della letteratura internazionale. I veri referees siete voi. Leggendo capirete se le cose sono fatte più o meno bene, se sono ripetibili ed utilizzabili e magari sarete in grado di farne un miglior uso di quelle ormai stantie pubblicazioni in cui per la 30a volta ci dicono sbagliando che lo YO-YO è correlato alle alte velocità e quindi indica la forma del soggetto!!! Diamo un taglio a queste porcherie e rimettiamo tutto al giudizio di chi ci legge, non deleghiamo a nessuno, che poi non è minimamente oggettivo ma legato a camarille anche di oltre oceano.
Il fruitore capisce da solo se una cosa è utile, VERA oppure no.

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L’auricoloterapia applicata all’attività sportiva

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Auricoloterapia Posturale
(a cura di Christian Casella) Oggi parliamo dell’Auricoloterapia, un’altra tecnica complementare che può essere applicata anche in ambito sportivo, con bassi costi, rapida da utilizzare e abbastanza efficace. Risulta ancora più efficace se affiancata ad altre tecniche come lo Shiatsu e le posture di allungamento che gli conferiscono maggiore enfasi.
L’obiettivo dell’articolo per questo blog non è quello clinico (anche se io spesso la utilizzo per torcicolli e problematiche acute del mio giocatore), ma quello di migliorare la circolazione energetica, dunque aumentare la prevenzione degli infortuni ed efficientizzare la prestazione sportiva. Se ci sono troppi compensi e adattamenti, il fisico non potrà mai essere efficiente, inoltre, ci saranno troppi dispendi energetici. Continua a leggere L’auricoloterapia applicata all’attività sportiva

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Elastici e torsion pulley a confronto (2a parte)

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Affrontiamo oggi il confronto tra l'uso degli elastici e del torsion pulley in versione ercolina che conferma che i due sistemi non si escludono, anzi che possono essere usati come complementari: l'elastico per il controllo coordinativo alla fine del movimento, l'ercolina per lo sviluppo delle diverse espressioni di forza, ma su catene muscolari. La forza non si può fare con gli elastici!!!