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Una esperienza di allenamento funzionale nel kayak: il BINARIO (by E. Introini & R. Colli)

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Oggi vogliamo riportare un'esperienza di circa 20 anni di utilizzo di uno strumento di muscolazione per il kayak: il binario. L'idea nacque nella palestra di Claudio Schermi a Roma credo agli inizi degli anni '90 dove naturalmente non avevamo neanche idea di cosa fosse l'allenamento funzionale, ma eravamo dediti ancora ai miti del massimale, della forza generale. Ma avevamo idea che continuare a lavorare sulle trazioni o spinte simmetriche non fosse la strada corretta, quindi ci ingegnavamo per studiare cose alternative, come non sviluppare più la forza resistente in palestra, come calcolare il lavoro per colpo che poi il CT Perri anni dopo con qualche fuoriuscito ha cercato di copiarci e di attribuirsi il merito, dimostrando nella pratica che non sapeva neanche utilizzarlo, ed appunto cercare qualcosa di asimmetrico sul lavoro in palestra che ci sembrava sempre più adatto al canottiere piuttosto che al canoista.
Tutto quello che è successo in seguito nasce da queste necessità e secondo noi, vi dà la traccia per come cercare di ragionare nel singolo sport specifico, naturalmente trovando soluzioni diversificate ed utili a ciascuna disciplina. Il racconto di cui oggi vi diamo conto è solo la metà di quello che vogliamo dire, infatti nella seconda parte ci saranno forse più numeri e meno filmati atti a motivare le nostre scelte, che cambiano ogni anno per migliorarsi e per dare agli atleti sempre stimoli logici ma diversi.
Il raccogliere i dati di quello che facciamo e soprattutto gli effetti sono la vera ricerca dell'allenatore che deve capire cosa succede oltre che con le sue intuizioni anche con dei riscontri oggettivi, a volte anche solo qualitativi come le riprese filmate delle variazioni del movimento. In poche parole non allenare più una trazione ma un'azione di torsione vera e propria, oltre a smontare il mito del grande sovraccarico che troppo spesso ci fa compiere movimenti sbagliati inefficaci per l'obbiettivo di sviluppo di quella catena cinetica specifica in termini spaziali, attenzione, non temporali.

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Sollevamento pesi e calcio: basta strumentalizzare!!!

http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/Brasile2014/2014/articoli/1023807/prandelli-muscoli-e-pesi-per-vincere-il-mondiale.shtml

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Oggi riprendo a fare un audiovideo perché la notizia è troppo ghiotta: calcio e sollevamento pesi! Ora io spero che ci sia stata una strumentalizzazione di chi vuole a tutti i costi far apparire il sollevamento pesi e soprattutto la federazione e chi la comanda, per farla uscire sulle pagine dei giornali, così come abbiamo tutti letto penso che facendo il corso FIPE vi vale quasi come 3 anni di scienze motorie (e non è vero!).
Spero veramente, non per me - che non me ne pò fregà di meno - ma per le nuove generazioni, che purtroppo guadagnano all'ora meno di una badante rumena (e già sono fortunati chi ha un lavoro), che ormai veramente tutto si fa per il proprio piccolo orticello e per apparire. Non si dice che la FIPE ha portato un atleta per il rotto della cuffia ripescato alle olimpiadi, ma la FIPE fa l'ente di promozione sportiva con lo status di federazione, nel senso che promuove se stessa e la sua immagine di continuo allargandosi su tutto, anche sul fitness, e nessuno dal "NUOVO" CONI gli dice nulla, anzi promuove il suo presidente al ruolo di collegamento tra istituto di scienza dello sport e scuola dello sport, che continua tristemente a fare quei corsi aspecifici di 4° livello e di preparatori fisici di tutti gli sport di scarsissima qualità, di nessuna specificità e a costi pazzeschi verso cui vi invito caldamente a non abboccare perché oltretutto non vi danno NESSUN riconoscimento (chi si ricorda il 4° livello della FIPE garantito dalla stesso presidente URSO??? carta straccia...)

Io spero che quelli del calcio, si accorgano di essere manipolati e ragionino di quanta differenza esiste tra lo sviluppo della forza e la disciplina del sollevamento pesi (che non è la patria della forza, (come non lo sono i culturisti) ma appunto dei pesi da sollevare sopra la testa piegandosi). Non è un caso che la FIPE è andata a far lezione ai preparatori fisici: si vede proprio che chi dirige la didattica di Coverciano con l'allenamento non c'azzecca proprio niente e non ha memoria storica di cose trattate oltre 30 anni fa, come le ripetute sui 1000 m. Sembra che per queste persone la storia della metodologia dell'allenamento non esista...

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Torniamo dopo un mese di pausa con La scoliosi del calciatore: un caso di studio di Christian Casella

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Scoliosi Casella (aggiunto il PDF )

Dopo circa un mese di silenzio il blog de LALTRAMETODOLOGIA ricomincia a produrre audiovideo. Sinceramente ho avuto un momento di nausea "da blog" che mi ha portato per 15 gg a non aprire né aggiornare le pagine dei commenti e dei sottoscrittori. La cosa divertente è che ho notato che i contatti e le pagine scaricate sono rimaste più o meno in linea con i giorni precedenti, circa 600 giornaliere: evidentemente molta gente è rimasta indietro ed ha approfittato di questa sosta produttiva per mettersi in pari.

Quindi la mia nausea è un po' dovuta non tanto alla lettura dei contenuti che rimane invariata, ma dagli scarsissimi feedback che tornano indietro. Inoltre la mancanza di altri produttori di audiovideo mi ha un po' fatto perdere di entusiasmo, proprio per questo oggi ricominciamo con Christian Casella (CHE RINGRAZIO PER L'IMPEGNO CHE PROFONDE GRATUITAMENTE) che è stato uno di quelli che ha prodotto di più negli oltre due anni di vita del blog.

È normale che il tran tran del lavoro porti ad appiattire un po' le cose, ma credo che 1-2 audiovideo da produrre su un argomento del vostro lavoro sia stimolante per riassumere alcuni punti fissi ed anche obbligarsi a quantizzare qualcosa o a esternare uno sviluppo empirico di un'idea. Altrimenti ridividiamo il mondo in due: quelli che studiano e non lavorano (ne conosciamo diversi), e quelli che invece lavorano e non producono studi sul loro lavoro. In quest modo i primi diventano scienziati (della minchia...) e i secondi praticoni. In parte con questo blog avevamo invertito la tendenza, ora invece si fa molta più fatica.
Cerchiamo di uscire dalla routine quotidiana, cerchiamo di comunicare la vostra esperienza, anche con qualche numero, in modo che la realtà sia oggetto di studio e di lettura, e non le ricerche posticcie che non sono reali e servono solo a darsi un'identificazione internazionale nel mondo scientifico delle riviste patinate, ormai lottizzato da pochi - come ci informava il neo premio Nobel per la medicina - e asservita agli interessi degli editori, a loro volta legati alle lobby che vogliono imporre con una copertura scientifica fasulla codici, comportamenti e prodotti a loro convenienti.
RIFUGGIAMO DAL PENSIERO GLOBALE, ANCHE NEL NOSTRO CAMPO.

 

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La scienza è in mano ad una casta: Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata. Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

Le principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.

 

La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità. Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della Sera “Schekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’Unità “Il Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”“, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate comeLe ScienzeOggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.

E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare suWired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole:

La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente… 

Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.

 

L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:

Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.

Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian –, evitando di inviare alcun genere di ricerca.

Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

 

La scienza con le sue dichiarazioni è un’autorità tale da influenzare le scelte di governi e istituzioni, e se è manipolabile da parte di chi detiene il comando delle principali testate scientifiche è automaticamente vero che le affermazioni su temi sensibili possono essere orientate in base alle convenienze dei governi stessi o delle istituzioni. Le dichiarazioni di Schekman supportano dunque indirettamente che su temi come il Global warming, la pandemia H1N1, l’eugenetica e tutte le implicazioni della visione malthusiana dell’evoluzione, la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” è reale.

L’episodio della dichiarazione di Schekman mostra che però neanche per un Nobel per la medicina è facile denunciare i problemi della scienza, figurarsi per soggetti enormemente meno visibili. 

La denuncia di Schekman rappresenta però un incentivo ad andare avanti per tutti coloro che ritengono la scienza una realtà preziosa che deve essere difesa dalle strumentalizzazioni e da qualsiasi tentativo di piegarne i risultati a vantaggio di interessi particolari.