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Il Pendolo: una nuova applicazione del Torsion Pulley (1a parte Barnabà,Colli)

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Oggi vogliamo riportare delle proposte applicative nuove o comunque moderne per ciò che riguarda l'uso del pendolo, che in questa occasione viene applicato direttamente al Torsion Pulley: senza nessuna volontà di primogenitura, abbiamo già apprezzato alcune ipotesi ed esercizi proposti da Yuri Verchoshanskij quando abbiamo affrontato il discorso sul metodo d'urto.
Ma adesso, alla luce anche della maggiore importanza data al lavoro funzionale, ed anche alle necessità del lavoro di rinforzo ed allungamento delle catene cinetiche in apertura, una nuova rivisitazione su questo argomento ci sembra doveroso.
In questa prima parte teorico-pratica vengono riviste le variabili che determinano l'energia cinetica del pendolo: lunghezza della corda, peso del pendolo, ampiezza di oscillazione, punto di presa del pendolo, e come esse possono essere adattate in rapporto alle necessità dell'esercizio. Sono anche sottolineate le caratteristiche della forza che possono essere allenate con questo sistema che renda ancor più ampia la scelta delle esercitazioni, partendo sempre dal criterio fisiologico e funzionale, e non certo da quello coreografico.
Seguiranno altri audiovideo sport specifici, dove si cercherà di identificare meglio gli esercizi che possono essere applicati da sport diversi e con che finalità "muscolare", sempre partendo dal presupposto dell'utilità del lavoro eccentrico nelle sue diverse configurazioni possibili, senza ulteriori spese particolari sfruttando sempre il Torsion Pulley.

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Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

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Il bello di fare un blog è che puoi organizzare le cose come vuoi e cambiare anche a seconda delle risposte che vedi sull'audiovideo immesso, tramite i contatti, gli scarichi del video, ed anche i commenti. Oggi, contrariamente a venerdì, penso che sia un errore lasciare a metà il discorso e soprattutto la proposta operativa di Gennaro Manzari da applicare a dei giovani sportivi. Quindi la immetto subito, in pasto alle vostre curiosità.
Visto che si è aperto un bel dibattito civile, che mi farebbe piacere continuasse (se vi interessa inoltre nei commenti Gennaro ha fatto un ulteriore sforzo didattico approfondendo delle spiegazioni importantissime a mio avviso), intervengo anch'io dicendo le mie due cazzate e anche qualche piccola critica: la logica di Gennaro e Christian Casella credo sia da apprezzare, anzi da incoraggiare; non dobbiamo far entrare i mézièristi nel nostro lavoro ma dobbiamo far in modo che anche noi entriamo in possesso di semplici (!!) e ripetibili tecniche per la nostra attività riguardante l'allenamento, appunto facendo un corso specifico, oppure facendoci dare qualche dritta ben indirizzata - e motivata - da colleghi che lo hanno fatto (anzi potrei invitare Gennaro e Christian a fare qualche altra lezione pratica solo per i sottoscrittori su questa tecnica con qualche dettaglio in più). Continua a leggere Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

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Allungamento della catena posteriore: il metodo Mezieres (da Gennaro Manzari)

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Oggi, rispetto al previsto audiovdieo sui test monopodalici, reputo opportuno introdurre un lavoro sviluppato da Gennaro Manzari, un mio ex studente, ora laureato specialistico in scienze motorie che ci introdurrà in 2 puntate qualcosa che forse tutti conosciamo, ma pratichiamo poco, sempre attratti dal lavoro con i pesi e dai dati meccanici: intervenire in che modo e con che tempi sulla catena posteriore al fine di migliorare anche le prestazioni dei nostri giocatori. Effettivamente se avete seguito i filmati che accompagnavano la descrizione dei test bipodalici, vi sarete accorti che ogni giocatore aveva delle problematiche che in gran parte risiedevano in difetti della catena posteriore. Riuscire ad intervenire in questa direzione sia a carattere preventivo che di primo recupero, è uno dei punti chiave del nostro lavoro individualizzato, senza che questo faccia "parcheggiare" per troppo tempo il ragazzo dal fisioterapista.
Quindi Gennaro ha affrontato il problema da un punto di vista di chi ha inventato questo metodo, dando alla Mezieres il diritto di primogenitura sul metodo, e poi ha evidenziato alcuni aspetti tecnici del metodo. Nella seconda parte dell'audivideo - che pubblicheremo entro una settimana - troverete anche dei dati che ci potranno aiutare a capire come e quando intervenire senza stravolgere l'allenamento dei nostri ragazzi , ed ottenendo risultati numericamente importanti.

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Migliora la forza o la coordinazione? Un esperimento su spinte con bilancieri e manubri (Cipriani Colli)

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Lascio libero per tutti questo audiovideo (il PDF invece è solo per i sottoscrittori che invito ad effettuare il Login cliccando in alto a destra e seguenedo la procedura) perché penso che scatenerà molte riflessioni e quindi vediamo i commenti anche degli altri.
Mi rendo conto che questo argomento sarà indigesto a molti, che molti cercheranno disperatamente gli errori procedurali nell'esperimento svolto dal nostro gruppo con in testa Marcello Cipriani (del tutto scomparso sul blog… ), ma molti si dovranno rassegnare a ricordarsi quello che già oltre 30 anni fa Thorstensson aveva individuato in un semplice ma magistrale lavoro: se ti alleni allo squat, trovi miglioramenti nello squat ma non nella pressa e viceversa se ti alleni alla pressa ritrovi miglioramenti nella pressa e non nello squat. Continua a leggere Migliora la forza o la coordinazione? Un esperimento su spinte con bilancieri e manubri (Cipriani Colli)

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Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione

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Oggi rientro nell'ambito della classificazione della forza e cercherò di fornire il mio contributo su un'altra espressione di forza: la Forza Dinamica Massima (FDM). Su questo, nel numero 9 della rivista Scienza e Sport c'è un articolo a firma di Silvaggi e Alberti (che conosco e reputo persone per bene) e Garufi che invece non conosco personalmente. Ad un certo punto gli autori affermano a pag 51 che la forza massimale si può definire come la capacità di sviluppare forza senza possibilità di modulare la velocità di esecuzione, riprendendo qui un concetto errato proposto da Bosco: sappiamo tutti che fino al 90-95% 1RM sono comunque in grado di modulare la velocità esecutiva (basta fare una prova con un encoder lineare) e solo con carichi molto prossimi al 100% non la moduliamo. Secondo loro quindi, con un carico dell'85% 1RM non si può modulare la forza, chiedetelo ai culturisti che ne fanno il loro pane quotidiano. La FDM è - sempre secondo loro - la capacità di sviluppare forza con la possibilità di modulare l'esecuzione (Bosco erroneamente dava questa indicazione con carichi inferiori all '85% 1RM e basta avere un encoder per vedere che si sbagliava). Continua a leggere Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione