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(by Roberto Colli, Luigi Lucarini, Marcello Cipriani, Vito Azzone) Sicuramente, una delle caratteristiche principali di chi fa il nostro lavoro deve essere quello di avere un buon livello di creatività che si sposi all'osservazione e alla conoscenza della specificità dello sport in cui si opera. Se poi questo è accompagnato anche da qualche dato che avvalora ciò che viene pensato e proposto, forse aiuta anche qualche collega nelle scelte operative di tutti i giorni.
Da circa 20 anni le alzate olimpiche sono presenti nell’attività degli sport di squadra, uno dei promotori di questa attività in Italia è stato senz’altro Velasco che le spinse moltissimo nella pallavolo da quando arrivò nelle nazionali italiane, e debbo dire con maggiore veemenza e visibilità dopo Atlanta 96 quando passò alla femminile. Lì cercò tramite Ennio Barigelli (da poco scomparso) di impostare un lavoro soprattutto sulle girate con arrivo in piedi, secondo il mio punto di vista sbagliando molto perché con la girata in piedi si cercava di enfatizzare la fase di spinta del bilanciere verso l’alto ma non ad esempio la fase di arrivo, che invece a mio modo di vedere e come è scritto nel nostro articolo, è forse più importante o comunque alla stessa stregua della fase di spinta. Ma quella insistenza mi spinse a cercare di studiare meglio il fenomeno perché in termini generali ero convinto che possedesse dentro di sé molte possibilità di esercizi da adattare agli sport di squadra, ma non ero affatto convinto dell’applicazione che reputavo riduttiva e monodirezionale. Continua a leggere Pesistica adattata: le girate (1a parte)