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L’allenamento dei calciatori di elite. La prima parte della nostra relazione (espansa) al seminario di Firenze del 6-7 Febbraio

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Oggi immetto la prima parte della relazione che svolgerò domani (in collaborazione con Cristian Savoia ed Emanuele Marra) a Firenze al 5° incontro europeo di Medicina dello Sport e dell'esercizio, organizzato dal prof. Galanti che ci ha cortesemente invitato a svolgere questa relazione, dopo il buon successo di quelle svolte l'anno scorso da Savoia e Marra sui nuovi concetti di potenza metabolica.

Il titolo è l'allenamento dei calciatori d'elite e poiché sono sicuro che in 15 minuti non sarò capace di sviluppare più di un concetto, metto in rete tutta la relazione che mi ero prefisso di fare e che durerà circa 90' (oggi la prima parte). Così chi sara interessato a seguire tutto il processo logico che ci porta alle nostre scelte metodologiche di allenamento potrà seguirlo con meno fretta e più particolari.

Soprattutto nella prima parte ci sono altri dati nuovi riguardanti l'analisi della consecutività dell'azione, necessaria per poter impostare gli allenamenti, unita ad una approfondita analisi dei recuperi in gara del gioco e del giocatore, ed il sottolineare che i recuperi di 5" di fatto non sono recuperi perché svolti ad intensità aerobica importante, come si evince dalle reiterazioni. Nella seconda parte ci sarà tutta la ricaduta pratica in termini di scelte di allenamento che potrete vedere, ma che gli attenti lettori del blog in parte già conoscono e forse possono riapprezzarla in un contesto più "olistico" e biologico complessivo delle scelte di allenamento.

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Seminario il 2 dicembre 2013 a Caserta sulla programmazione nel calcio tramite la potenza metabolica

programma seminario AIPAC caserta 021213

Nessuno me lo ha chiesto, ma penso che sia moralmente corretto che io faccia un po' di pubblicità a quello che reputo un'ottima proposta di seminario fatta dall'AIPAC regionale della Campania presieduto da Salvatore Varracchio. Si comincerà a parlare di come programmare nel calcio finalmente con una logica nuova sicuramente tutta da studiare e perfezionare. Abbandoniamo le ormai obsolete, ma soprattutto inutili e anche dannose e fuorvianti regole di programmazione derivanti dagli sport di prestazione individuale, che hanno poche gare importanti nel corso dell'anno. Sono certo che il collega Armando Fucci sarà in grado di dare alcune indicazioni pratiche iniziali importanti sui punti da seguire, e soprattutto su cui aprire il cervello e la discussione da parte degli operatori che operano con il GPS. Sarò lieto di esserci ad ascoltare e se ci sarà possibilità, anche di portare qualche aspetto pratico di discussione su questa che appare ogni giorno di più una nuova frontiera.

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Il rapporto potenza-durata (5a parte): facciamo le nostre scelte di allenamento consapevoli sulla base del modello prestativo

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Siamo momentaneamente arrivati alla fine della saga sul rapporto potenza-durata che sono sicuro in un modo o nell'altro, ha creato un po' di scompiglio tra gli utenti del blog: c'è chi l'ha trovato noioso e troppo teorico, chi invece interessante, chi ha avuto delle folgorazioni e chi invece non ci ha capito nulla, altri hanno affermato che loro ottengono risultati in altra maniera con altre metodologie; qualcuno ha capito invece la vera essenza di ciò che io volevo portare: la libertà di scelta del mio modo di allenare avendo ben chiaro che il centro della mia scelte metodologiche successive si basano sul presupposto essenziale (quello si) che è il modello prestativo che muove i miei passi e non la fisiologia.
Detto questo, possono essere usati anche in parte metodi già usati in precedenza (quindi nessuna novità se proprio vogliamo), ma abbiamo l'obbligo di riconsiderarne la posizione per programmare in rapporto alla sua correlazione con il modello ed i suoi parametri, che sono in parte diversi per tipo di sport. E a questo punto, troppo facile capire che i parametri del calcio sono quelli che esprime la sinottica (o comunque qualcosa anche di più intelligente se la trovate), mentre nel kayak ad esempio sono la velocità, la frequenza dei colpi, il joule/colpo, la durata della ripetizione etc.

 

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Il rapporto potenza-durata: impariamo il suo utilizzo negli sport di mezzofondo (4a parte)

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Al fine di approfondire meglio l'uso del rapporto potenza-durata negli sport di squadra, credo sia molto utile ragionare per differenza. Infatti il lungo audiovideo di oggi (che vi basta per tutta la settimana) si basa sulle esperienze da me ed Elisabetta Introini sviluppate in quest'ambito in oltre 25 anni di lavoro. In pratica cerchiamo di rimuovere la maledizione fisiologica sull'allenamento (allenare la potenza aerobica, il lavoro lattacido, la base aerobica etc), rimettendo al centro del programma di allenamento il modello di prestazione, quindi la velocità e potenza gara ed in questo caso anche la frequenza gara cioè il numero di colpi al minuto (HPG). Se al centro di tutto è il modello, è molto più semplice capire se sto facendo un lavoro molto o poco utile, correlato o meno e quanto con la prestazione; quindi l'aspetto fisiologico dell'allenamento assume caratteristiche secondarie, da non trascurare, ma non sono più il soggetto principale dell'allenamento. Se fate un grosso sforzo, probabilmente comprenderete perché diventa importante poi trasporre questo concetto dallo sport ciclico allo sport di situazione, considerando anche che questo sport si base su prestazioni che vanno dai 30 secondi ai 3'30" e che invece nel calcio bisogna ragionare su 90'.

Nella prossima ultima parte tornerò a blocco sul calcio e trarrò alcune mie conclusioni sull'impostazione dei tempi di allenamento nel calcio e nella potenza conseguente, portandovi anche qualche esempio effettivo che spero chiarirà definitivamente quello che io intendo. Lo dico anche subito, non mi aspetto nessuna reazione a questo audiovideo dal mondo del kayak, ormai con elettroencefalogramma piatto.

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Potenza-durata (3a parte) come scegliere l’intensità, la durata e la quantità totale delle ripetizioni di allenamento

 

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Continuo imperterrito a proporvi alcune considerazioni sul rapporto potenza-durata, in questo caso legato alla durata della partita di calcio. Mi rendo conto della vostra accoglienza freddina su questi argomenti, probabilmente sono termini e concetti magari un po' nuovi per chi ha lavorato solo con gli sport di squadra, ma fatte le opportune modifiche il nostro corpo si trova ad esprimere un lavoro nel tempo e in funzione di questo si adegua.
Faccio un esempio anche per rispondere a Domenico Borelli che giustamente dal suo punto di vista fa un ipotesi di non applicabilità di questo concetto agli sport di squadra; se un maratoneta riesce a sviluppare il 70-75% del suo V'O2max in 2 ore di gara, il calciatore ne sviluppa si e no il 60% in 90' non perché sia più scarso o meno allenato, ma proprio perché le sue azioni sono variate con richiesta di impegno intensivo che sicuramente brucia anche molto glicogeno e crea una situazione di fatica nervosa dovuta alle frequenza di stimolo di azioni intense reiterate. Quindi il concetto va ritarato su questi aspetti applicativi, così come quando facciamo lavori sulle variazioni di ritmo o intermittenti non possiamo certo sopportare gli stessi volumi di un lavoro continuo. Ed è secondo le notevoli quantità di esercitazioni fatte con questo criterio che si arriva per prove ed errori (e vi posso garantire che ne ho centinaia di queste esercitazioni testate sia da me che dai miei collaboratori) ad avere dei riferimenti, anzitutto generali della % di carico sopportabile in rapporto al tempo in azioni variate ed anche, ancora più importante, a capire il calo individuale del giocatore su queste proposte e quindi anche il suo livello di allenamento. Insomma, in una parola, siamo OBBLIGATI a cambiare punto di vista e solo l'esperienza pratica ci aiuta a ridefinire i parametri.